Seminari psicologia Pozzuoli

Benessere e prevenzione

Corpo e mente non sono due mondi separati, bensì parti di un'unità in costante influenza reciproca. Per questo motivo, prenderti cura della tua salute psicologica è importante tanto quanto di quella fisica.

Lo Psicologo si occupa del benessere di adulti e minori e potrebbe aiutare anche te a tutelare e a recuperare la tua salute e il tuo equilibrio psico-fisico.

Ancora in molti diffidano senza motivo dell'esperto in psicologia, che invece è una figura con un alto profilo professionale.

Andare dallo Psicologo non vuol dire essere “svitati” o “diversi”. Al contrario, significa prendersi cura di sé, imparare a conoscersi, migliorando notevolmente la qualità totale della propria esistenza.

Partecipa anche tu ai corsi brevi per star bene

(20 anni di esperienza a disposizione della cittadinanza)

Sono aperte le iscrizioni ai seguenti corsi:


- Autostima: come ritrovarla
- Le immagini del benessere
- Rilassamento autogeno
- Problemi di relazione tra genitori e figli
- La comunicazione efficace nella coppia

Dedicati a chi vuole farsi ascoltare, i corsi sono organizzati per te e per tutte le persone che desiderano avvicinarsi alla Psicologia e non hanno mai avuto l'occasione di farlo.

Troverai professionalità, competenza e ascolto, e avrai l'occasione di scoprire cose nuove e di prenderti cura di te.

Si tratta di pochi incontri pratici in cui sperimentare salute e benessere, che ci possono liberare da quei “blocchi” psicologici che ci portano alla disistima e quindi a relazione infelice con noi stessi e con gli altri.

Come educare - seminario genitori I livello

Educare è un mestiere che posso imparare

Statisticamente tutto si spiega, personalmente tutto si complica.

La famiglia e gli affetti, l’ambiente che ci circonda, la salute psicofisica, la realizzazione personale: sono questi gli aspetti che danno qualità alla nostra vita.

Impegno, senso di responsabilità, il progetto di un’economia etica, la ricerca del benessere nella vita e nel lavoro: fattori, questi, che contribuiscono a tracciare un identikit di una comunità trasversale i cui valori coincidono in larga parte con l’essere protagonisti di un nuovo modello culturale che prova a modificare la vecchia cultura della competizione e dell'autoritarismo.

Diventa indispensabile, quindi, abbandonare convinzioni forti ma spesso non verificate, e credenze obsolete, se vogliamo affrontare il mestiere di educatore e l’educazione dei nostri figli.

Concetti chiave come il desiderio eccessivo di possedere possono provocare un dispendio di tempo e di risorse che vengono sottratte agli affetti e alle relazioni.

La nostra vita emotiva
si è impoverita; per recuperare le energie interiori, dobbiamo imparare ad ascoltare i nostri desideri.

La realizzazione di sé passa attraverso un percorso soggettivo (darsi il tempo, proteggere gli affetti) e uno collettivo (ripensare il lavoro); tali percorsi possono farci apprendere come l'educazione non può prescindere dal cambiare noi stessi e il nostro modo di pensare.

Essere genitori è un piacere, certo, ma anche un cambiamento radicale e permanente della relazione con se stessi, con gli altri e con il mondo, che obbliga a mettersi in discussione, perché i bambini ci insegnano in ogni istante a modificare il nostro sguardo e il nostro comportamento. Fanno vacillare le nostre certezze e ci spingono a rimetterci in gioco, a volte proprio quando non lo vorremmo, mai senza beneficio.

Accompagnare i propri figli nella crescita significa anche rivivere il proprio passato con i suoi traumi, le sue paure, i suoi momenti di difficoltà e di gioia. Una riscoperta che accompagna ogni età, dalla nascita all'adolescenza.

L'infanzia dei nostri figli, insomma, riporta alla superficie emozioni dimenticate e ci mette in contatto diretto con il bambino che siamo stati. Una buona occasione per prendere coscienza della propria storia, fare pace con se stessi ed evolvere.

Le regole come fondamenta dell’educazione

L'esistenza dell'altro e delle regole di vita che ci fanno da bussola. Amare un bambino significa permettergli tutto: si tratta di un errore grossolano.

In qualsiasi fase, dalla prima infanzia all'età adulta, è necessario attenersi a regole stabilite (in famiglia, a scuola, sul lavoro, sui mezzi pubblici, per strada...).

I limiti fanno parte della vita e, nella giusta misura, sono necessari. Quando se ne pongono troppi, infatti, si rischia di impedire al bambino di fare esperienze dirette, fondamentali per capire le sue reali capacità e il ruolo che ricopre nel mondo. Non porre regole invece, impedisce al piccolo di interiorizzare i confini tra ciò che è lecito o meno fare, alimentando la maleducazione e un illusorio senso di onnipotenza.

A cura del Dott. Giuseppe Veneziano, Psicologo-Psicoterapeuta
 
Come fare

Apprendere le buone maniere è importante per una questione di dignità personale: una persona educata ha rispetto innanzitutto per se stessa.

C'è poi un secondo motivo non meno trascurabile: essere gentili significa condividere un principio etico generale di convivenza sociale, che trova nel rispetto dell'altro le sue fondamenta.

I principi educativi vanno impartiti in proporzione all'età, facendo sempre capire perché sì e perché no. Semplici regole fatte rispettare nel tempo diventeranno un domani dei principi guida morali, una riserva da usare in situazioni difficili, e faciliteranno uno sviluppo equilibrato della personalità.

La gentilezza, inoltre, non attesta l'appartenenza di un bambino a una determinata classe sociale, ma la sua capacità di comprendere veramente l'altro, con le sue emozioni, per instaurare rapporti autentici.

Ecco alcuni suggerimenti su come fare:

- Dare il buon esempio. Un bambino non riuscirà mai a capire perché deve prestare attenzione all'altro se non vede i genitori fare lo stesso tra loro e con lui. Predicare bene e razzolare allo stesso modo è fondamentale affinché un figlio possa recepire un messaggio unico e coerente.

- Impartire regole chiare e comprensibili. Con rigore, non con rigidità, con autorevolezza e non autorità, è importante fare capire che bisogna rispettare gli altri sia con il comportamento (non si spingono gli altri sul bus per farsi spazio; si fa ordine in aula dopo il laboratorio di scienze), sia a parole (non ci si rivolge agli adulti allo stesso modo che ai propri compagni, si salutano le persone quando si incontrano). Vanno rispettate le cose degli altri perché gli oggetti sono un’estensione del sé (sono importanti per loro e sarebbe un peccato se si rovinassero).

- Adoperare il gioco come strumento creativo e di crescita. “Immaginiamo di fare la spesa: al banco dei salumi devi aspettare il tuo turno e anche alla cassa c'è la coda”. A partire dai primissimi anni di vita, il gioco è la modalità fondamentale per fare sperimentare ai bambini situazioni virtuali che da grandi dovranno affrontare realmente. Sviluppa l'intelligenza emotiva e relazionale, che è alla base del rispetto dell'altro e delle buone maniere.

- Educare il corpo. Trovare il proprio posto nel mondo, rispettando quello altrui, significa anche sapere gestire, in ogni occasione, la propria fisicità in modo armonico (“a tavola le mani si mettono in un certo modo, lavarsi i denti dopo i pasti è segno di rispetto per sé e per chi ci è vicino, ecc.”).

- Ricordare il senso e l'utilità delle buone maniere. Un mondo civile è certamente più piacevole rispetto a una realtà dove tutti si ignorano o si calpestano i piedi. “Non fare all'altro quello che non vuoi venga fatto a te”.

- Essere costanti. Di fronte ai primi insuccessi, occorre avere pazienza, senza scoraggiarsi né allarmarsi. Alla lunga, gli sforzi educativi vengono premiati.

- Vigilare. I principi valgono sempre, in casa e fuori. Se i bambini trasgrediscono, è bene punirli e confrontarsi sul perché di un certo atteggiamento.

- Se sono i figli degli altri (amici, parenti) a comportarsi male. In teoria bisognerebbe intervenire, perché il bambino potrebbe interpretare il silenzio dell'adulto come un segnale di approvazione. Ma se l'esercizio è relativamente facile quando il piccolo è da solo, diventa invece più complicato se sono presenti i suoi genitori. Il rischio non solo è quello di un diverbio con loro, cosa sempre spiacevole (“Di cosa ti impicci?”), ma riguarda anche il modo in cui il bambino interpreta l'intrusione: può viverla come una svalutazione di mamma e papà, “incapaci” di insegnargli quello che gli altri sanno.

In conclusione voglio guidarvi verso l'interpretazione psicologica di alcune parole di cui abitualmente dovremmo fare uso, per farvi comprendere che proprio nella semplicità delle piccole cose potremmo trovare grandi risposte: perché dire...

- Per favore
. Significa accettare che l'altro abbia un desiderio diverso dal nostro. L'altro può non avere piacere nel fare quello che gli chiediamo. Lo farà per noi... solo se lo desidera veramente.

- Grazie
. Esprime la nostra riconoscenza. L'altro non era obbligato a fare quello che ha fatto per noi. Con il suo gesto o le sue parole ci ha reso felici. E noi gli comunichiamo gratitudine.

- Buongiorno
. Vuol dire: “Riconosco che tu esisti. Ci sei, non sei trasparente. Conti e ti rispetto. Ecco perché ti saluto”.

- Arrivederci
. Significa: “Ho trascorso del tempo con te. È stato più o meno piacevole, ma comunque mi ha fatto crescere, il nostro incontro ora si conclude. Spero di rivederti presto”.

- Scusa
. Rivela il nostro errore. Ammettiamo di non essere infallibili, esprimiamo il nostro dispiacere per essere stati magari di intralcio a qualcuno e ci dichiariamo pronti a una nuova partenza.

Vi auguro buon lavoro.

Dott. Giuseppe Veneziano

Corso sull'autostima

Ti stimi?
Quanto senti di valere?
Credi di conoscerti e di accettarti per come sei?
L’identità che riconosci dentro di te è la stessa che presenti all’esterno?


L’autostima vuol dire accettazione di se stessi e desiderio di non cercare di cambiare ciò che si è.

L’autostima è desiderio di migliorare ciò che siamo partendo proprio da un’attenta osservazione di noi, nel tentativo di allentare gli automatismi del nostro carattere e aumentando così la possibilità di essere pienamente noi stessi.

Osservazione e amore di sé sono le basi di partenza.

In questa ottica l’autostima è anche sapersi dare obiettivi utili e ponderati per iniziare o continuare a prendersi cura di se stessi.

Dare valore a ciò che noi siamo, senza aspettare che siano gli altri a farlo. Sentirsi importanti e, quindi, volersi bene: è questa la difficile arte dell’autostima.

Una buona autostima vuol dire benessere psicologico e maggiore equilibrio, ma soprattutto è un elemento essenziale per affrontare la vita di tutti i giorni e le situazioni difficili.

Obiettivi
:

- consapevolezza di sé;
- accettazione di sé;
- fiducia nelle proprie potenzialità;
- capacità di stabilire relazioni intime e interpersonali significative;
- responsabilità delle proprie scelte;
- vivere pienamente il presente e progettare il futuro.

Programma
:

- Processo di formazione della nostra autostima: Sé percepito / Sé ideale – Falso Sé / Sé Reale – Sé Integrato;

- Fluttuazioni nell’autostima: senso di grandiosità – narcisismo/senso di inefficacia; inconsistenza-dipendenza;

- Conoscenza di sé: bisogni, aspettative, pensieri, convinzioni, emozioni, comportamenti, incongruenze;

- Accettazione di sé: punti di forza/punti di debolezza/ambivalenze;

- Modalità relazionali: senso dell’altro/senso di appartenenza/senso di isolamento e di diversità.

La relazione corpo-mente

"La paura di amare e di vivere il piacere"

"Sentirsi ed emozionarsi senza blocchi"


Le date sono da stabilire, a seconda della modalità scelta: un incontro a settimana, per tre settimane; o un workshop intensivo, sabato pomeriggio e l'intera domenica.

Ogni incontro ha la durata di 4 ore; ogni gruppo può essere composto da massimo 10 partecipanti.

1^ Incontro:

ore 15,00 Accoglienza – Presentazione del corso – Conoscenza dei membri del gruppo
ore 16,00 Illustrazione dell'approccio rivolto alla persona: Gestalt; Bioenergetica

ore 16,30 Pausa

ore 16,45 Formazione del gruppo – Laboratorio emotivo
ore 18,30 Feedback e autofeedback – Confronto nel gruppo allargato


2^ Incontro:

ore 15,00 - * (9,00) Graunding: la coesione dell'Io
ore 15,30 - * (9,30) Laboratorio di congruenza ed empatia

ore 17,00 - * (11,00) Pausa

ore 17,15 - * (11,15) La paura di amare, la paura di vivere, vivere il piacere
ore 18,30 - * (12,30) Feedback e autofeedback – Confronto nel gruppo allargato


3^ Incontro
:

ore 15,00 Laboratorio esperienziale: immaginazione guidata (il ricordo,le fantasie, l'emozione, i sentimenti, il blocco emotivo)

ore 17,00 Pausa

ore 17,15 Perdere il controllo per vivere così come si è
ore 18,30 Chiusura del corso – Feedback sull'esperienza di gruppo


*Gli orari in parentesi sono relativi al workshop intensivo in cui si lavora anche nella prima mattinata della domenica.

Training autogeno

Molte persone pensano che il training autogeno sia una tecnica di rilassamento: non è così. È il risultato della selezione e della fusione degli elementi validi di varie terapie psicologiche, sulla base di un’analisi scientifica dei loro risultati.

Il training autogeno fu ideato e sviluppato da J.H.Schultz a partire dagli anni ’20. Alcuni lo utilizzano come tecnica di rilassamento, ma in realtà il training autogeno è in grado di produrre qualcosa di più: il rilassamento è solo il primo gradino di un percorso che può condurre al miglioramento del proprio rendimento in tutte le attività, aiuta a sciogliere le tensioni e ad eliminare molte disfunzioni psichiche e comportamentali.

Si parte, dunque, da modificazioni muscolari per ottenere una trasformazione nella sfera psichica e vegetativa. Distendendo la muscolatura scheletrica e dei vasi sanguigni, infatti, si raggiunge la distensione totale dell’individuo.

Per spiegare con esattezza cosa sia il training autogeno partiamo dal significato delle parole:
-     Training vuol dire addestramento, allenamento, formazione, esercizio;
-     Autogeno vuol dire che si genera da sé.

Che cos’è che si genera da sé attraverso il training autogeno?

Si genera quella che viene chiamata commutazione autogena.
La commutazione autogena è qualcosa che va oltre il rilassamento, è un cambiamento psicofisico globale che produce modificazioni fisiologiche e psichiche in noi stessi.

Consideriamo lo stato di veglia e il rilassamento come gli estremi opposti:

Stato di veglia__________________________________Sonno

La commutazione autogena è qualcosa che sta al di fuori

Stato di veglia                                                       Sonno

Commutazione Autogena

Possiamo produrre la commutazione autogena attraverso una serie di esercizi. L’essere umano, infatti, ha una formazione sociale, cioè apprende i comportamenti attraverso la loro ripetizione costante. In questo si differenzia dal comportamento istintivo degli animali. Caratteristica principale del training autogeno è, dunque, proprio la ripetizione sistematica di esercizi finalizzati a modificare o ad apprendere comportamenti alternativi più adatti alla nostra natura individuale, quali gli esercizi anticipatori, che ci permettono di decidere prima ciò che vogliamo ottenere e non farci governare inconsapevolmente da desideri, emozioni e impulsi.

Benefici

La nostra vita ci mette di fronte a frequenti stati di tensione che, con l’andar del tempo, si possono cronicizzare, con tutti i disturbi fisici e psichici che ciò comporta. Spesso, per esempio, è proprio lo stress che giorno dopo giorno scompensa i nostri organi interni (stomaco, cuore, polmoni, …). Il training autogeno può facilitare il ritorno all’autoregolazione dell’attività di questi organi.

Vediamo come. Il training autogeno può essere utilizzato per equilibrare il Sistema Nervoso Autonomo, che è proprio quello che controlla gli organi involontari (cuore, polmoni, bronchi, ecc..). Si divide in Sistema Nervoso Simpatico e Sistema Nervoso Parasimpatico, che si pensa producano effetti opposti negli organi. Ad esempio il SNS aumenta il battito cardiaco e il SNP lo diminuisce; il SNS dilata i bronchi e i polmoni, il SNP li contrae; e così via. Quando per un periodo di tempo lungo i due sistemi non sono in equilibrio, ci ammaliamo.

Lo stress è uno dei principali motivi che possono determinare questo squilibrio. Per molto tempo si è ritenuto che il SNA fosse fuori dal controllo delle persone, perché fuori dalla loro coscienza. In realtà questo non è vero. Il training autogeno è la dimostrazione di come con l’esercizio noi possiamo intervenire anche sul Sistema Nervoso Autonomo e contribuire al mantenimento della nostra salute.

Il training autogeno è molto utile, inoltre, per tutti coloro che desiderano armonizzare la propria personalità, avere una minore partecipazione emotiva agli eventi quotidiani della vita, conoscere se stessi, aumentare la propria concentrazione, migliorarsi portando avanti dei proponimenti, prendendosi cura di sé, globalmente, da un punto di vista psicofisico.
Secondo Schultz, con il training autogeno si possono raggiungere:

• Riposo
• Autodistensione
• Autoregolazione delle funzioni corporee normalmente “involontarie”
• Miglioramento delle prestazioni
• Eliminazione del dolore
• Autodeterminazione (tramite formulazione dei proponimenti)
• Autocritica e autocontrollo (tramite l’introspezione).

Il successo, come in ogni psicoterapia, dipende dalla collaborazione del paziente, dai suoi sforzi e dal suo impegno. Il training autogeno è un’impresa a lunga scadenza. Diffidate di quelli che propongono corsi brevi: è necessario un periodo di almeno sei mesi e la cosa migliore sarebbe apprendere il training autogeno nei periodi di salute per averlo a disposizione al momento opportuno.

Il risultato finale del training autogeno non consiste né nel sapere di più, né nel saper fare di più, ma nel saper essere in modo diverso. Il tutto naturalmente è possibile solo e sempre ci affidiamo in mani esperte, ovvero a uno psicoterapeuta specializzato in quest’ambito. Le iscrizioni si chiuderanno al raggiungimento del numero massimo di 6 partecipanti. I costi sono accessibilissimi per via della formula conduzione in gruppo. Per info tel. 081/5265721 oppure 3393609990.

Voglio stare bene

Psicoterapia e benessere

Psicoterapia come accoglienza, ascolto, attenzione, rispetto.
Psicoterapia per chi desidera supporto e orientamento pratico per migliorare aree specifiche e concretizzare i propri progetti personali e professionali.
Psicoterapia quando si sente l’esigenza di migliorare la qualità della propria vita e delle proprie relazioni rafforzando le risorse personali.
La psicoterapia si occupa di promuovere il enessere dell'individuo e quindi della comunità nel suo complesso.

Nello spazio dell’incontro di psicoterapia troviamo l’aiuto e la possibilità di ricordare il nostro naturale diritto di benessere e di riscoprire dentro di noi i talenti e le risorse grazie alle quali questo diritto può essere esercitato nuovamente nella nostra vita. Il seminario teorico-esperienziale sarà tenuto dal dott. Giuseppe Veneziano, psicologo-psicoterapeuta con esperienza professionale ultra ventennale. Per la partecipazione al corso è necessario indossare indumenti comodi; per prenotarsi telefonare ai seguenti numeri: 0815265721 o 3393609990; mail pinoveneziano@virgilio.it. È necessario un versamento di 100,00 euro; verrà effettuato un saldo di 50,00 euro a inizio corso, che si terrà dalle ore 15,00 alle ore 19,00 del sabato e dalle ore 09,00 alle ore 13,00 della domenica. Il contributo del corso, comprensivo del soggiorno, è di €150,00 per singola persona; sono previste agevolazioni per coppie di fatto: il contributo richiesto è di €250,00 così distribuite: €200,00 per la prenotazione e €50,00 per il saldo a inizio corso. Il seminario sarà effettuato solo al raggiungimento di minimo 5 partecipanti, fino a un massimo di 15 partecipanti. Qualora il numero degli iscritti superasse la soglia massima, verrà garantita un'ulteriore data del corso.

Programma del corso

Cosa ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi?
1 - Inserire il lavoro in un progetto globale
2 - Diamoci la possibilità di realizzare noi stessi
3 - Liberare le energie creative

L’idea della rotta si aggiusta durante il percorso.
Una nave in porto avrà una certa vista sull’orizzonte, poi, quando comincia il viaggio, la visibilità cambia. Nessuno di noi sa cosa vedrà e vorrà anche solo fra cinque anni. Il trucco è capire quali sfere della vita sono più importanti oggi. Spesso è la loro mancata comprensione a compromettere le scelte future. Come diceva Marcel Proust: “La vera scoperta non consiste nella conquista di nuovi mondi, ma nell’imparare a guardare quello vecchio con occhi nuovi”.
Regaliamoci un’opportunità nella nostra vita, questo corso vuole accompagnarvi in un viaggio affascinante dentro voi stessi. Obiettivo: mettere nel giusto ordine i valori. Prima di tutto essere, poi fare e, per ultimo, avere.

Sabato:
ore 15,00 – 15,15: presentazione del percorso teorico-esperienziale
ore 15,15 – 16,15: esercitazione n° 1 “fare il punto sulla propria vita”
ore 16,15 – 17,00: condivisione in gruppo guidata
ore 17,00 – 17,15: pausa
ore 17,15 – 18,15: esercitazione n° 2 “valutare correttamente quello che si ha”
ore 18,15 – 18,45: condivisione in gruppo guidata
ore 18,45 – 19,00: conclusioni
ore 20,00: cena sociale e pernottamento presso la struttura ospitante

Domenica:
ore 08,30 – 09,00: colazione
ore 09,00 – 10,00: esercitazione n° 3 “ che cosa manca nella mia vita”
ore 10,00 – 10,30: condivisione in gruppo guidata
ore 10,30 – 10,45: somministrazione test
ore 10,45 – 11,00: pausa
ore 11,00 – 11,45: esercitazione n° 4 “cambiare punto di vista”
ore 11,45 – 12,15: elaborazione del test somministrato
ore 12,15 – 13,00: elaborazione e condivisione dell’esperienza vissuta
ore 13,30: pranzo sociale e saluti.

Si ricorda che le prenotazioni al corso si chiuderanno al raggiungimento del numero massimo di 15 partecipanti e viene accettata la prenotazione solo se versata la somma di €100,00 all’atto dell’iscrizione, la rimanente somma potrà essere versata a inizio del corso. Per informazioni dott. Giuseppe Veneziano, tel. 0815265721 oppure 3393609990, mail pinoveneziano@virgilio.it.

Come educare - seminario genitori II livello

Educare è un mestiere che posso imparare

Il progetto che presento ha l’obiettivo di lavorare insieme ai genitori per discutere quelle numerose situazioni psicologiche che spesso li preoccupano e a cui spesso si danno risposte poco rassicuranti: da una parte, “non è niente, passerà”; dall'altra, “può essere qualcosa di serio, bisogna agire subito”. Spesso la mamma prende una posizione, il papà prende un'altra posizione, i nonni e gli altri parenti un'altra ancora, e così via.

Come fare a preoccuparsi nel modo giusto, nell'interesse dei propri figli?

Una gatta sdraiata al sole con quattro gattini: due si fanno allattare, uno gironzola a una distanza controllabile, uno sembra dormicchiare. Un rumore improvviso e una bicicletta mal guidata compare sul piazzale: la gatta scansa i due gattini in allattamento, richiama con un forte miagolio il gattino che si stava allontanando e con una zampata riporta vicino il gattino che, sorpreso dal rumore, stava scappando nella direzione pericolosa.
Fare il mestiere di genitore significa, in fondo, sapere bene quando, come e quanto preoccuparsi. Tutti i genitori si preoccupano per i loro bambini. I punti difficili sono:

- non preoccuparsi troppo o quando non è utile preoccuparsi (un bambino non può vivere in un mondo di paure, guardando tutto e tutti come una minaccia o come un pericolo);
- non preoccuparsi troppo poco o troppo tardi, quando è necessario preoccuparsi (un bambino deve imparare a proteggere il suo corpo, i suoi oggetti, i suoi interessi, la sua volontà e deve imparare a riconoscere i pericoli esterni e anche le sue paure).

Di quali situazioni psicologiche i genitori si preoccupano? Si tratta più frequentemente di:

- un bambino triste (“non gli basta mai il nostro affetto; non gli interessa niente”);
- un bambino timido (“non sa mai farsi avanti da solo”);
- un bambino confuso (“sembra avere la testa fra le nuvole e, rispetto agli altri bambini, è sempre fuori posto”);
- un bambino che parla tardi e poco (“non si capisce bene se è un problema di pronuncia o un problema di intelligenza”);
- un bambino che non sta mai fermo (“è disadattato; diventa insopportabile; si emoziona troppo, non ha il senso del pericolo”);
- un bambino capriccioso (“vuole sempre qualcosa che non ha, e anche con gli altri bambini rompe il rapporto, passa il tempo a lagnarsi e a fare il prepotente”);
- un bambino pigro e svogliato a scuola (“per le cose di scuola sembra non capire, non ha tanta memoria, forse non ha volontà”).

Tutti questi bambini vanno avanti con queste piccole difficoltà per diversi anni. Spesso, almeno una volta su due, passano da una piccola difficoltà a un'altra piccola difficoltà, da un'etichetta a un'altra etichetta. Ma, una volta che sappiamo, che cosa possiamo fare di veramente utile per un bambino triste, per un bambino confuso, per un bambino che parla male, per un bambino svogliato, per un bambino che a scuola non impara, per un bambino timido?
- Molto più di quello che in generale si pensa;
- Preoccupandoci meno di quanto ci si preoccupa quando non si sa come stanno le cose;
- Nella grandissima parte dei casi con molto buon senso, qualche cambio nei metodi educativi e, solo quando serve, con un appoggio terapeutico.

A cura del Dott. Giuseppe Veneziano Psicologo- Psicoterapeuta

Vediamo di dimostrare meglio queste affermazioni.
Se un bambino ha qualche cosa che non va, almeno 99 genitori su cento se ne rendono conto. Se i genitori sentono che il loro bambino si trova a disagio, ma non capiscono quale è il disagio e perché c'è questo disagio, tendono a fare una serie di interventi poco utili:
1. si mettono in ansia e si sentono in colpa (spesso senza rendersene conto) facendo così preoccupare ancora di più il loro figlio;
2. cercano di fare un programma preciso (“adesso lo seguo passo per passo”) e allo stesso tempo un programma morbido (“cercherò di trattarlo con le buone”);
3. molto spesso fanno un po' di tutto: si sentono in ansia, fanno finta di non essere preoccupati, strigliano il bambino (e dicono la frase più sbagliata del mondo: “devi metterci forza di volontà”) oppure gliele danno tutte vinte (facendolo sentire un bambino piccolo e molesto).

Come evitare che un piccolo problema possa diventare piano piano un grande problema, soltanto perché affrontato con metodi sbagliati?

Credo che il discorso non sia difficile, dal punto di vista pratico. Prendiamo ad esempio uno dei quadri descritti. Un bambino può essere triste in tre modi diversi:
a) Perché sta vivendo un'esperienza oggettiva triste, che spesso possiamo non conoscere perché il bambino si vergogna a parlarne; in questo caso il nostro screening ci aiuta a riconoscere che esiste una condizione di tristezza e ci aiuta a discuterla in concreto, impedendo che il bambino si senta solo e che si attivi così un'abitudine alla tristezza.
b) Perché ha un carattere triste che corrisponde a un tipo di educazione che, senza rendersene conto, lo abitua a essere troppo serio, vergognoso, responsabile, insicuro; in questo caso bisogna fare un discorso educativo e aiutare i genitori a discutere in maniera nuova gli aspetti tristi della vita e i loro obiettivi (qualche volta i bambini diventano tristi perché pensano di non soddisfare le richieste degli adulti).
c) Perché ha un disturbo depressivo e (contro ogni logica) pensa di non essere amato, di essere solo, di non farcela a fare niente e si allena a mettersi sfiducia da solo; in questo caso sarà utile un atteggiamento educativo rassicurante (perché il bambino potrebbe sentirsi ancora più in colpa) ed è importante dare al bambino un appoggio psicologico qualificato, in genere breve (qualche mese).

Questo è un esempio di quanto è importante analizzare ognuna delle situazioni di disagio nello stesso modo e con la stessa necessità di imparare a scegliere risposte diverse a problemi che sembrano simili ma diversissimi. Quali sono i vantaggi?
- se il bambino sembra avere un problema e non lo ha, possiamo stare tutti tranquilli e blocchiamo una preoccupazione inutile che potrebbe diventare da sola la causa di nuovi problemi
- se il bambino ha un piccolo problema e lo affrontiamo, otteniamo in poco tempo il doppio di quello che otterremmo rimandando, ed evitiamo al bambino, e forse all'adolescente e all'adulto di domani, inutili tormenti.

Corsi brevi per star bene

Autostima: come ritrovarla
 
Come si combatte la psicologia del fallimento? Quante volte ci è capitato di compiere uno sforzo vano per poi ritrovarci sconfitti ? Perché gli altri ci vedono in un modo diverso da come pensiamo di essere ?
Attraverso tecniche di comunicazione verbale e non verbale e simulazioni di situazioni reali, i partecipanti del gruppo saranno aiutati a capire il significato dei propri gesti e delle parole che utilizzano con maggior frequenza, per una comprensione di sé e dei propri interlocutori.
Il corso base è di tre incontri in cui si apprendono le tecniche fondamentali per riconoscere le caratteristiche del nostro mondo interiore.

Le immagini del benessere

Ognuno di noi porta dentro di sé delle immagini. Alcune appartengono alla nostra storia personale, altre alla storia del mondo. Eppure raramente capita di avere un tempo e uno spazio per lasciare la fantasia libera di produrle.
Seduti o sdraiati, con gli occhi chiusi, i partecipanti saranno guidati dalla voce del conduttore lungo un percorso di immagini profonde: passeranno dalla gioia alla tristezza, dal riso alla commozione, attraverso capovolgimenti emotivi e sensazioni corporee.
La dimensione delle immagini libere rappresenta il punto cardine per la prevenzione delle malattie psicosomatiche e per ritrovare il proprio benessere psicofisico.

Rilassamento per adolescenti

Fate fatica a studiare e concentrarvi? Non riuscite a provare emozioni forti e profonde? Avete difficoltà di comunicazione con gli altri? Questo corso è per voi, per tutti quei giovani che vogliono essere protagonisti di un’esperienza nuova e rigenerante.
La dimensione del gruppo è l’ideale per affrontare un percorso di rilassamento corporeo, entrando in contatto con le vostre risorse fisiche e mentali, assopite o magari del tutto sconosciute. Nasceranno stimoli ed energie nuovi per ritrovare entusiasmo, voglia di agire, di stare con gli altri e di affrontare lo studio in modo diverso.

Vado bene così come sono

Seminario 1: Accettarsi per cambiare - Percorso conoscitivo e trasformazione di sé

Gli incontri, nella prima giornata di lavoro, saranno articolati in una parte espositiva relativa alle tematiche presentate; nella seconda giornata, invece, in una parte esperienziale dedicata all’analisi dei bisogni dei partecipanti.

Tematiche che saranno affrontate:
- L’incontro con se stessi: la resistenza al cambiamento. Perdersi per trovarsi.
- Il percorso del cambiamento: accettazione, gioco, desiderio, libertà, autonomia, responsabilità, riconoscimento, complessità, discernimento, autenticità, accettazione del dolore, tolleranza alla frustrazione, il cambiamento come pratica del coraggio.

Il seminario verrà effettuato il sabato pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00 e la domenica dalle 09.00 alle 13.00. Le iscrizioni si accettano presso la sede in Via Solfatara, 8/A Pozzuoli (NA) oppure inviando una mail info contatti, e si chiuderanno al raggiungimento del numero massimo di 10 partecipanti. Info: 3393609990. Il seminario verrà condotto dal Dr. Giuseppe Veneziano Psicologo-Psicoterapeuta con esperienza ultraventennale. Il costo è di 100€ per ogni partecipante

Seminario 2: Laboratorio espressivo-creativo

Nessuno mi ascolta: dove si annidano le difficoltà della comunicazione e come porvi rimedio.

“Io parlo ma tu non capisci”
“La mia bocca dice sì e il corpo dice no”
“Le parole che non ti ho detto”


La comunicazione ecologica quale strumento del superamento dei conflitti nella coppia, con i figli, al lavoro, con gli amici, nei gruppi.

Tematiche che saranno affrontate:
- Decostruire stili comunicativi distruttivi
- Saper esprimere correttamente una critica costruttiva
- Saper condividere i propri vissuti ed esprimere le proprie emozioni
- Valorizzare le specificità di ogni persona
- Mantenere una coesione globale in modo che le persone possano agire insieme per un obiettivo comune
- Scoprire la diversità come risorsa

Il seminario si svolgerà nella giornata di sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00 e la domenica dalle ore 09.00 alle ore 13.00 in data da destinarsi. Le iscrizioni si chiuderanno al raggiungimento del numero massimo di 10 partecipanti. Il seminario verrà condotto dal Dr. Giuseppe Veneziano Psicologo-Psicoterapeuta con esperienza ultraventennale. Info: 3393609990. Il costo del seminario è di 100€ per ogni partecipante, sconti per gruppi da tre in poi.

Proposta di seminari teorico-esperienziali

Parliamone: itinerario per ritrovare e mantenere salute e benessere


Il ruolo dell’educatore e la sindrome del burn-out: prevenire è meglio che curare.

Sostegno alla genitorialità: educare è un mestiere che posso imparare.

La coniugalità nel rapporto tra marito e moglie: abbassare le tensioni e migliorare la comunicazione verbale e non verbale.

Le malattie psicosomatiche (cefalea, asma, colite, ulcera, insonnia, eritemi, ecc.): l’intervento psicologico per ridurre il conflitto che è alla base del sintomo.

Stress, ansia e attacchi di panico: non basta conoscere, non basta il disagio in prima persona, è necessario solo… credere al cambiamento.

La percezione che abbiamo di noi stessi: consapevolezza e abbandono, mettiamo a fuoco chi siamo.

Il sentimento e la ragione: facce della stessa medaglia.

La triade "tragica": la malattia oncologica, i sensi di colpa, il lutto.

Una goccia di buon umore: per chi vuole sorridere.

Autostima: come ritrovarla.

Voglio stare bene.


È possibile aderire a più seminari perché verranno effettuati in date diverse e saranno condotti dal dott. Giuseppe Veneziano.